martedì 19 marzo 2013

READ ME.

Ieri sera in uno scatto  di immaginazione ho messo giù un paio di frasi ed è uscito fuori qualcosa.

Vedo una luce. Tutto inizia a diventare sfocato. Sento qualcuno che grida il mio nome, o almeno, a me sembra. Ma tutto quello che sento è una voce profonda, non di certo quella che attribuisco alla mia coscienza, una voce mai sentita prima ma che in un certo senso mi appartiene, che arriva da dentro e mi dice: ''E' ora''. Ormai vedo a malapena il soffitto, ma inizio a guardare la mia vita. 
Mi passano davanti le facce che sono riuscita ad amare fino a quel momento.
Vedo la mia bellissima mamma, ma non come l'ho conosciuta io, la vedo fresca, senza quel tempo che gli si era posato sugli occhi, con i capelli cotonati e gli orecchini tondi che sorride alla macchina fotografica. Poi di nuovo lei, ma stavolta con un sorriso un po' più stanco, che mi stringe e mi canta una ninna nanna che credevo di aver dimenticato. la vedo arrabbiata con me per qualcosa che ho dimenticato di fare o perchè ho lasciato le scarpe in mezzo alla stanza. Mi dispiace mamma, di averti fatto piangere, lo so che non sono la figlia che avresti voluto, mi dispiace davvero, ti voglio bene.
Poi vedo il mio eroe silenzioso. Il mio papà. Lo vedo appoggiato alla sua Golf dell'89, quella stessa Golf il cui suono del motore mi faceva addormentare. Vedo i suoi occhi verdi scintillare e i suoi capelli neri diradarsi. Vedo il suo sorriso stanco, lo sento mentre scendere le scale per andare al lavoro alle 5 del mattino e mentre mi tiene sulle sue ginocchia. Avrei voluto avere più tempo per stare con te pà, ma so che si sei sempre stato, anche se non lo sapevi.
Vedo i miei nonni e le mie nonne tutti stretti attorno alla tavola per il pranzo di ferragosto, che si passano il maiale arrosto e le verdure. Sento il caldo, le mosche e l'odore di olio e di sale. Mio nonno Antonio ancora non è sulla sedia a rotelle e mio nonno Simone ancora non ha un occhio di vetro. Le mie nonne ridono ripensando ai vecchi tempi. Poi vedo monte Sirino, vedo i miei zii materni che montano un'altalena per me con una corda e una tavoletta di legno. Sento mia zia e mia mamma che ridono fino alle lacrime, vedo quella tovaglia di nonna che svolazza al vento della montagna, sento le cicale, e i piatti di plastica che volano. Vedo le mie due zie paterne che mi abbracciano, vedo i baffi di un mio zio e il pacchetto di Pall Mall lasciato sul tavolo accanto al computer ( che in sotto fondo riproducono una canzone dei Led Zeppelin ). Vedo i miei cugini più grandi e quelli che si sono aggiunti da poco, li vedo, tutti insieme che accarezzando i gattini appena nati. 
Vedo le mie amiche, quelle 3 sorelle che non mi sono scelta, che sono praticamente inciampate nella mia vita e non ho saputo farne a meno. Vedo tutte le estati, poche purtroppo, che ho passato con loro. Sento le loro risate inconfondibili, vedo i loro occhi così uguali e così diversi che scintillano al sole, ma vedo anche le loro lacrime, i loro dubbi, i loro momenti bui a cui ho avuto l'onore di partecipare. Vedo i loro capelli acconciati a festa e i loro tacchi troppo alti per le loro ginocchia. Oh, quanto avrei voluto avere il tempo di salutarle, di potergli dire quanto le ammiravo, quanto avrei voluto essere bella come loro, quanto per me fossero importanti.
Vedo i miei ''uomini'', quei ragazzi con cui ho passato la mia vita, i miei migliori amici, quelli del sabato sera al pub a sfondarci di birra, quelli che  in 3 su un motorino fra le colline di Perelli, quelli con i bicchieri colorati tutti intorno a un tavolo di plastica a urlarmi ''buon compleanno'', quelli che ti asciugano le lacrime, quelli che se non esci ti vengono a suonare a casa. Quelli che mi hanno voluto bene fino al limite della sopportazione. Vi voglio bene, davvero, siete la mia famiglia.
Poi vedo tutte quelle persone, che per un breve periodo hanno fatto parte della mia vita, ma che hanno lasciato un segno. Vedo amici delle medie, delle cotte passeggere, amiche del mare, ex vicini di casa, persone interessanti incontrate sul bus. Tutti lì, come se avessi scattato una foto.
E poi vedo lui. E' così patetico. L'unico ricordo felice è quello che mi ha causato più dolore. Mi guarda con quei suoi occhi blu, che poi non sono blu, sono il colore dell'infinito. Quegli occhi che mi hanno fatto male fin dall'inizio. '' Lui mi starà simpatico '' avevo detto a Giulia, senza nemmeno conoscerlo. Non l'avessi mai detto. Lo vedo. Con la sua moto da cross, vedo i suoi capelli biondi che si muovono al vento estivo. Lo vedo mentre siamo seduti sotto le stelle, e mi da quel bacio che ho sognato per un anno intero. Lo vedo mentre mi dice che mi ama. 
Poi vedo l'inverno della mia vita. La depressione, il sangue, la neve, la pioggia, i sorrisi spenti, i messaggi mai inviati, le lacrime, i litigi, le urla. Ma loro scorrono veloci, come se fossero foglie che cadono, roba di poca importanza. 
So che la prossima immagine sarà l'ultima, e rimango sorpresa nel vedere che sono io, l'ultima cosa che vedrò. Sono io. Con i miei difetti e le mie debolezze. Io, che con quegli occhi spenti ho guardo l'infinito del mare e del cielo. Mi vedo trattenere le lacrime chiusa in bagno sussurrandomi di essere forte. Mi vedo rannicchiata nel letto, sdraiata sul pavimento alle 3 di notte, tra le braccia di Andrea e seduta sullo scivolo dietro al cimitero. E alla fine vedo quella finestra. La finestra della mia vecchia casa, quella finestra che spalancavo per vedere la luna, quella stessa luna che come mi ha fatto arrivare su questa terra, adesso mi stava portando via. Guardavo quelle palme che si muovevano dolcemente al vento, e il sole che, tramontando, le attraversava. In questo momento, guardando quella finestra aperta, sentendo l'odore dell'estate che volge all'autunno, vivo la pace. Una pace, che probabilmente, in tutta la mia piccola vita, non ho mai trovato.
Sorrido. 


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