Questa storia ( che voglio raccontare, ma ovviamente, non siete obbligati a leggere ) inizia molto tempo addietro. Inizia una mattina di settembre, precisamente la prima mattina del terzo anno di asilo. Alla ”cerimonia di apertura” tra tutti i miei compagnetti, ce n’era uno, che non avevo mai visto. Aveva i capelli arruffati biondi e gli occhi verdi acqua.
” Secondo me è simpatico.” ho sussurrato alla mia (attuale) migliore amica. Morissi domani, c’avevo ragione oh.
Da quel giorno fino alla quinta elementare, ogni ( o quasi ) giorno della mia infanzia l’ho passato cercando di farmi notare dal quel ragazzino. Non riesco nemmeno a ricordare tutte le cazzate che ho fatto per cercare di farmi sembrare simpatica e interessante, per cercare sopratutto di fare in modo che qualcun altro non me lo rubasse. Per me era simpaticissimo, fantastico. Provavo sentimenti non proprio precisi in quel momento, però ero sicura di voler passare tutti i giorni e tutti i pomeriggi insieme a lui. Gli ho scritto i peggio bigliettini, gli ho regalato di tutto, ho fatto un sacco di figure di merda pur di farlo sorridere, e quando mi chiedeva di giocare a calcio con lui, per me era la cosa più bella del mondo ( anche se io , tutte le volte, mi sbucciavo ginocchia e gomiti ) e non aspettavo altro. Poi, finalmente, un giorno di primavera, la maestra ci mise accanto di banco, e ricordo perfettamente la reazione che ho avuto: ho tipo alzato un braccio al cielo alla Freddie Mercury e da lì partono i miei ricordi migliori. Insieme ci divertivamo un sacco, sentivo che lui era mio, come se ci fossi solo io per lui. La tristezza che mi prendeva tutti i giorni quando tornavo a casa era indescrivibile, ma ogni tanto lo invitavo a casa mia per merenda. La quinta stava finendo, e dopo, non sapevo se sarei finita in classe con lui alle medie, perciò cercavo di godermi quegl’ultimi momenti, e un giorno capitò l’inaspettato. Per farvi capire quanto è stato devastante ( in senso buono ) quello che accadde, devo spiegarvi che io da piccola non ero una bambina bella e carina ( nemmeno ora so’ miss universo eh ). No, per niente. Ero grassa ( grassezza infantile ) ero la più alta della mia classe a causa dello sviluppo e perciò avevo anche più seno delle altre, ero piena di brufoli e di peli manco fossi ‘na scimmia e , come se non bastasse, avevo il monociglio. E quindi il fatto di poter stare insieme a lui ”in quel senso” me l’ero tolto dalla testa già da un bel po’. Ma un giorno, un giorno memorabile, mi chiese se potevo aspettare 5 minuti prima di andare a casa e io dissi ovviamente di si, pensando che volesse farmi vedere i 5 pezzi di exodia ( eh si, propio i 5 fottutissimi pezzi di exodia gente, mica noccioline ) ma invece no, mi disse una cosa che boh, in quel momento forse non ho nemmeno capito pienamente, ma lo disse. ” Mi piaci moltissimo, ti va di mettermi con me?”
Già. Non su un bigliettino. A voce. E mi era talmente presa male che, Dio mi prenderei a schiaffi se potessi, gli dissi di no, perchè ero troppo piccola per una cosa del genere ( la verità è che mi vergognavo a dirlo ai miei ) e me ne andai, spaventata e piangente, perchè sapevo che le cose sarebbero state diverse in qualche modo, e infatti fu così. Dopo poco tempo , la maestra ci spostò di banco, lui non lo disse mai ma dalla sua faccia si capiva che era dispiaciuto. Gli ultimi giorni di scuola non ci parlavamo quasi più. E, l’ultimo giorno, lui non c’era. Aveva la febbre, e non ho potuto nemmeno salutarlo e non sapevo quando e se lo avrei rivisto di nuovo. Prima di uscire da quella classe per l’ultima volta mi sono girata e ci ho visto ridere negli ultimi posti in fondo alla classe. Non lo vidi per tutta l’estate, e se lo vidi non me lo ricordo perchè non ci parlammo.
Le medie.
Sfortunatamente non ero capitata nella sua classe ma questo non m’impedì di innamorarmi di nuovo di quel ragazzino con i capelli a spazzola. Il primo giorno di scuola ci riunirono tutti nell’auditorium e io capitai accanto a lui. Ricordo ancora che parlammo per tutta la cerimonia di benvenuto della schifossima gomma appiccicata sulla parete che era lì. E ridemmo, e mi sentii a casa. Ricominciammo a parlare e a vederci, e io finalmente stavo cominciando ad aquisire un po’ di confidenza quando mi tolsi il monociglio, il grasso e l’altezza si proporzionarono e mi resi conto che la mia misera seconda non era niente in confronto alle terze abbondanti delle mie compagne ( che dovevano essere lievitate durante l’estate ) insomma decisi, il primo anno ( specificare è importante e dopo, se vorrete, capirete perchè ) , di chiederglielo, ma siccome io non avevo il suo coraggio, tanto meno soldi nel cellulare, glielo chiesi ad un compleanno ( dove lui non c’era ) con il cell della mia migliore amica ( si, quella ). E lui disse di si. E io ero tipo ”EEFERFGRRFNRGNJERNRE”. Ovviamente non facevamo niente di male, era un amore casto e puro, ci volevamo bene come due bambini si possono voler bene, un’amore incondizionato. Un’amore vero, non guastato dal tempo e dalle ferite. Mi accompagnava a casa, quando andavamo al cinema ci sedevamo vicino e ci tenevamo per mano, mi regalava cioccolatini a san valentino e c’era sempre, in un modo o nell’altro. E io ero felice. La prima volta che mi ha detto ”ti amo” è stato grazie al gioco della bottiglia, il giorno del mio 12esimo compleanno. Lo so, lo so, che non valeva e che comunque eravamo dei bambini ma per me fu importante, perchè lui me lo voleva dire comunque, mi disse, e non sapeva come fare, e quella fu la scusa più utile. Ai quei tempi non potevo immaginare che sarebbe stata la prima e l’ultima volta che me lo avrebbe detto.
Secondo- terzo anno: si può definire con una parola, ”catastrofico”. Ho cominciato a diventare paranoica e gelosa e più cerchi di tenerti vicino un animale selvatico più quello vuole scappare, e così è stato. Ad un certo punto a lui non importava più o forse era solo una mia impressione, ma ci siamo lasciati andare. Ma io non potevo stare senza di lui, fisicamente. Avevo smesso di mangiare, di dormire, e non è normale per una bambina di 13 anni e sopratutto venivo a contatto con delle emozioni sgradevoli che non sapevo definire ma volevo che finisse, volevo aggiustare tutto. Ma si sa, anche con la colla, niente torna come prima. Le crepe rimangono. Misi da parte quello che poi in seguito scoprì essere orgoglio, e chiesi scusa e lui mi perdonò, e quei 5 mesi furono fantastici. Non ricordo tutto, ma ricordo la neve. Fu un inverno bellissimo e mi odio ancora di più per non aver potuto passare più tempo con lui, perchè ovviamente non è durata. Prima degli esami, di nuovo le mie paranoie. Ho passato l’estate peggiore della mia vita, non solo mi faceva male perchè sapevo di aver sbaglio di nuovo ma perchè stavolta lui non c’era ad aspettarmi. Aveva trovato qualcun altro. Lui la definisce la sua ”migliore amica”. E questo mi ha ucciso. Come? adesso io non esisto più? Tutto quello che avevamo passato insieme era solo un sogno? Quella migliore amica ero io, questo vuol dire che lei era migliore di me? Sono stati dei momenti difficili, tutti i giorni continuavo a rimuginare su quello che avevo fatto, davo la colpa a lui e alla sua amichetta e al fatto che le medie ormai erano finite e che quindi se volevo davvero salvare il salvabile dovevo darmi una mossa e chiedere scusa di nuovo. Ma quell’estate non era cosa facile rimettere tutto apposto. Prima di partire per il mare lui disse che voleva davvero stare con me, seriamente ma io gli dissi di pensarci perchè dopo quelle due settimane sarei ripartita per andare un mese in montagna e che quindi non mi avrebbe visto per diverso tempo. Gli chiesi di pensarci e di darmi la risposta quando sarei tornata. Furono le due settimane più lunghe della mia vita. La sera del mio ritorno c’era la festa estiva del mio paese e sapevo che lo avrei rivisto, e mi tremavano le ginocchia, perchè sapevo che da quella sera sarebbe potuto cominciare qualcosa oppure finire. Appena arrivai in piazza lo vidi, non avevamo il coraggio di guardarci negli occhi. Andammo al bar insieme a tutti i nostri amici, ma poi lui mi chiese di seguirlo. Camminammo fino ad arirrivare adavanti casa di una mia amica e ci sedemmo su un muretto. La strada era chiusa quindi non passava nessuno. Silenzio.
Oh, quel bacio. L’avevo desiderato e immaginato così tanto che mai, mai mi sarebbe venuto in mente che sarebbe successo lì e in quelle circostanze. Non credo di essere mai stata più felice. Avrei voluto che quella notte non finisse mai. Il giorno dopo sono partita e per tutto il mese di agosto ho aspettato di tornare a casa e di rivederlo.
Ma le cose non vanno mai come devono andare giusto?
Giusto.
Da qui è cominciato il mio incubo. Non realizzavo quello che avevo fatto e di quello che aveva detto. Cambiata? Come? Nessuno spiegazione per un anno, un anno bianco, vuoto, perso. L’estate dopo finalmente si degna di spiegarmi cosa era andato male e mi dice che aveva incontrato una ragazza. E lì il mio cuore ha perso diversi battiti. Mi aveva mentito solo per non farmi star male, mi aveva detto che voleva stare con me solo perchè gli facevo pena. Si è scusato, ma io non riuscivo ad accettare il fatto che metà della mia vita l’avevo dedicata a lui e lui era riuscito a distruggere tutto in 10 secondi. 6 mesi dopo, decido di riprovarci. Riprovare a salvare quel brandello di cuore che avevo lasciato appeso a seccare al sole di dicembre, ma niente. Nemmeno le canzoni deiQueen erano riuscite a salvarci. A salvarmi. Io non bastavo più e basta.
Non sono stata capace di andare avanti, e forse non lo sono nemmeno adesso visto che ogni maledetta mattina appena mi sveglio mi balenano i flashback di noi due felici, insieme.
Adesso lo guardo da lontano. Mi sorride, ricambio. E in quel momento mi sembra di essere di nuovo a casa. Cerco di evitarlo, cerco di non parlagli. Non perchè lo odio o stronzate simili, no. Io lo amo ancora. La bambina imbranata e bruttina che è in me avrà sempre bisogno di lui ma lui non ha bisogno di me e forse, non ne ha mai avuto bisogno perchè lui è forte, era forte per tutti e due.
Adesso continuo ad andare avanti, con i miei pochi ricordi che mi fanno da ancora, sperando un giorno di poter incontrare qualcuno di speciale come lui, che in piazza di Trevi, in mezzo a un milione di persone è l’unico che da un po’ d’acqua fresca ad una signora senza gambe seduta ai piedi della fontata.
Ora come ora vorrei solo potergli dire grazie, di avermi sopportato ed essermi stato vicino, scusa per le plateali figure di merda che gli ho fatto sopportare, e spero con tutto il mio cuore che sia felice, perchè per lui ho sempre voluto solo questo.
E adesso voi probabilmente penserete che sono patetica perchè quello non è ”vero amore” e che dovrei smetterla di pensarci e andare avanti con la mia vita perchè diciamocelo ”ho ancora tutta la vita davanti, sai quanti ne trovo”, ma sinceramente: che cazzo ne sapete voi del ”vero amore”? Che cazzo ne so io del ”vero amore”? Quegli anni sono stati i più felici della mia vita grazie a lui che riempiva le mie giornate, che mi faceva ridere, che ha avuto il coraggio di stare con me anche quando nessuno aveva abbastanza palle per farlo, e per me non c’è dimostrazione più grande di amore. Lui c’era.
Ah, comunque ( se non vi sono sembrata abbastanza patetica ) ho ancora un messaggio nella cartella ”messaggi in uscita” che non sono mai riuscita ad inviargli.
”Buonanotte tesoro.”
scusate per gli errori, se ne trovate, segnalatemeli grazie.
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